MUSEO
IL MUSEO COMUNALE
Piazza Municipio,1


L'appello rivolto negli anni scorsi dal Comune ai Cittadini di San Nicola la Strada per allestire il luogo delle memorie iniziava con queste parole: "Si informa la popolazione che è in corso la raccolta da parte del Comune di testimonianze storiche della civiltà contadina e delle tradizioni passate.
I Cittadini, che conservano nel sottoscala, nella soffitta, nel cortile attrezzi ed oggetti antichi che non usano più o sono inservibili, sono invitati a darli in dono al Comune, al fine di esporli nel Museo Comunale".
Oggi il Museo è una realtà. Gli oggetti ricevuti sono stati catalogati e i nominativi dei donatori sono stati annotati in un apposito registro a futura memoria.
Superate le non poche difficoltà per persuadere i Cittadini a donare attrezzi di lavoro, suppellettili, oggetti della nostra civiltà contadina e, persino, ricordi personali, le porte delle sale in cui sono esposti i materiali sono state aperte al pubblico e tutti ora possono ammirare aratri, erpici, zappe, carrucole in legno, catini di rame, mozzi di carri, cesti, il mortaio, il pestello, il giogo delle mucche.
Tra di essi ci sono reperti di grande rarità e curiosità, pezzi di antiquariato, oggetti introvabili.
Il Museo sicuramente riuscirà ad appassionare i visitatori facendo compiere loro un tuffo nel passato.
Ci auguriamo di aver contribuito a salvare dalla scomparsa definitiva parte delle testimonianze storiche delle nostre tradizioni e della nostra civiltà rurale.
Valorizzare le testimonianze della comunità in cui viviamo è un dovere di tutti. Il legame con la storia che esiste intorno a noi non può essere spezzato.
Formulo i più vivi ringraziamenti a tutti i Cittadini che hanno già donato al Comune oggetti ed attrezzi antichi e a quanti altri lo faranno nel futuro per esporli nel Museo Comunale.

L'IMPORTANZA DEL MUSEO COMUNALE

I rapidi mutamenti intervenuti in questa seconda metà di secolo nei modi di produzione delle campagne meridionali, associati alle difficoltà operative delle istituzioni preposte alla tutela dei beni storici e culturali, hanno condotto alla quasi irrimediabile scomparsa dell'attrezzatura agricola ed artigiana dell'Italia meridionale con conseguente perdita di un ingente patrimonio culturale.
Nel nostro Mezzogiorno, infatti, si è assistito ad un rapido passaggio da una civiltà di tipo contadino ad una di tipo urbano-industriale; un modo secolare di vita con la sua cultura, tradizioni e valori è stato sradicato e sostituito con un certo modo di vivere urbano, omologato più sui disvalori della piccola borghesia consumista che non sui valori della tradizione cattolica ed operaia.
Ciò perché è mancato il nesso organico tra industria e agricoltura, tra città e campagna, tra città e industria. Mai che si sia avuto in questi ultimi decenni uno sviluppo armonico che vedesse sempre e ovunque al primo posto l'uomo. Ciò ha prodotto non pochi danni sull'ossatura sociale, culturale e morale della nostra società.
In questo contesto l'istituzione del Museo Comunale ha un importante significato: esso può essere lo strumento per riappropriarsi delle proprie radici, per studiare il passato come passo fondamentale per capire il presente e progettare il futuro. Un progetto ambizioso, quello voluto ed avviato dal Sindaco Nigro, che non potrà essere portato a compimento senza la indispensabile cooperazione di molti altri ed il necessario sostegno di tutti i cittadini.
Già l'opera di catalogazione dovrà intendersi come una continua ricerca cui sarà indispensabile il supporto di quanti saranno in grado di arricchire la descrizione di ogni pezzo già inventariato.
Se poi accanto a quella degli oggetti rurali si dovessero formare nuove collezioni, come quelle dei contratti, delle fotografie e di altro materiale iconografico, allora il Museo Comunale potrà svolgere, oltre alla naturale funzione didattico-espositiva, anche quella di incubatore di cultura.
Ed io credo che la nostra Terra di Lavoro rurale deve e può dire ancora tanto della sua civiltà, della sua antica tradizione, così legata all'intero contesto della civiltà mediterranea.
Spero che il patrimonio della cultura e civiltà del Mezzogiorno possa continuare ad illuminare il nostro cammino nel terzo millennio di vita che sta per spuntare.
Prof. Antonio Malorni

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